Accademico d’Italia con medaglia d’oro, maestro di pittura Honoris Causa, inserito nei maggiori cataloghi d’arte contemporanea ed enciclopedie, recensito dalla stampa nazionale ed estera, Alberto Di Feliciantonio è nato il 26 luglio 1921 a Torano Nuovo (Teramo) ed ivi risiede in Contrada Valle S. Maria n. 22, dove nella Galleria privata espone in permanenza.

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Al numero civico 39 di una via dimenticata di una lontana cittadina dell’Ucraina Alberto Di Feliciantonio ha ritrovato la vita. A 20 anni parte per la II guerra mondiale. Hitler e Mussolini sostenevano che in pochissimo tempo avrebbero conquistato l’Europa. E invece passarono le settimane, i mesi, …gli anni. Alberto rimase in guerra per quattro lunghi anni. La campagna di Russia: freddo, neve, ghiaccio, fame, …solo 20.000 tornarono a casa degli oltre 150.000 partiti per la Russia. I pochi superstiti devono tutto alla generosità delle popolazioni russe.

 
     

Alberto, autista in guerra, dopo un incidente con un autocarro tedesco, fu costretto a interrompere la ritirata e a chiedere aiuto ad una famiglia ucraina. Una mamma e la piccola famiglia composta di due bimbi (Giana e Jura) e del loro papà lo accolsero una sera del duro inverno russo. Lo fecero entrare, lo riscaldarono e lo sfamarono. Loro che erano i “nemici” , loro che rischiavano la vita per le rappresaglie dei comunisti di Stalin nei confronti di chi “assisteva” e “curava” i soldati nemici.

 
     

La sua vita, Alberto ce la racconta una sera di primavera. A casa sua. A 82 anni. 82 anni di arte, di guerra e soprattutto di Russia. L’Ucraina è per lui fonte di ispirazione, fonte di vita, fonte di amore per una terra che gli ha dato molto. Uno dei due temi fondamentali della sua pittura è infatti: “Pagine di guerra”. Pagine tristi raccontate attraverso i suoi quadri. Alberto rimase in quella famiglia ucraina per 25 giorni. Insieme a quella famiglia ritrovò il sorriso, il calore, l’affetto, la voglia di vivere. Liena, la padrona di casa, mi aveva avvertito che in caso di pericolo c’era una botola sotto al pavimento. Il 18 febbraio del ’43 fui svegliato improvvisamente dai bombardamenti. Il fronte era vicino ed era meglio “scappare”. Una loro nipote, Lidia, con la quale avevo fatto amicizia prima di partire mi abbracciò. Quell’abbraccio non l’ho mai dimenticato. Quelle genti sono state sempre nel mio cuore.

 
   


Solo cinquant’anni dopo, grazie ad un’amica ucraina, sono riuscito a rintracciare Giana e Jura. Jura poi è stato mio ospite. E’ stato molto emozionante poter in qualche modo aiutare i figli di chi mi ridiede la vita. L’esistenza di Alberto è imperniato su alcuni aspetti in particolare: la pittura, la guerra, la Russia. Poco altro ha avuto importanza, oltre la famiglia naturalmente.

Alberto Di Feliciantonio è per Torano Nuovo il personaggio più illustre. L’uomo, il pittore, il contadino, l’ex combattente, colui che ha creduto e più si è prodigato per il suo paese e per la sagra in particolare. Per vent’anni presidente della Pro – Loco. La sagra, con lui è nata, è cresciuta e si è imposta. Grazie ad Alberto sono cresciuti molti dirigenti della Pro – Loco. Alla redazione del Costanzo Show che lo invitava alla trasmissione, raccontava della sua terra, della civiltà contadina, delle saggezze, delle fatiche, delle ricchezze della sua valle. E’ fantastico quando descrive il suo ambiente. “Sono di Torano, un ridente paesino adagiato sulle dolci colline della Val Vibrata, in provincia di Teramo. Terra di buon vino, in particolare del Montepulciano d’Abruzzo. Torano infatti è stata denominata la Capitale del Montepulciano d’Abruzzo”. Questo bellissimo spot lo ha dato in ogni dove.

 
    Sin da bambino amava raffigurare, tratteggiare, copiare, ….. I libri di scuola erano per lui fonte di ispirazione per i suoi ritratti. Erano gli anni trenta e grazie ad una inserzione sulla Domenica del Corriere riuscì ad avere un primo manuale di pittura. Poi, intorno ai 35 anni, alla vigilia della festa di Sant’Antonio, in occasione della tradizionale “focara” bruciò tutti i suoi lavori… pensava di liberarsi da questa sua tentazione… la pittura. Nemmeno quel falò riuscì a bruciare quella sua grande passione. Poi, si pentì e continuò a dipingere. Su carta, su tela, …a olio, in acrilico, ad acquerello… Centinaia di quadri fanno bella mostra in tante esposizioni, in tante case, in tanti atelier di collezionisti… La sua arte, il suo stile. Un vanto di noi toranesi.