Carlo Munari



Nei dipinti di Alberto Di Feliciantonio sempre si coglie un’accezione drammatica dell’esistere tanto che, rimeditandone l’opera in un arco di sviluppo che occupa vari decenni, l’artista si configura quale testimone dell’antico dolore, dell’antica solitudine e dell’altrettanto antica attesa di redenzione delle genti del Sud.
Un testimone sicuramente attendibiLe in forza di una autentica partecipazione, di una solidarietà sofferta fin nell’ultima fibra e dunque estraneo a quei presupposti ideologici - tanto diffusi nell’odierna pittura - che infirmano l’opera sospingendola, e raggelandola, negli ambigui territori della discorsività sociologica o della polemica di parte.
La risentita intonazione dell’immagine, infatti, si affida esclusivamente a mezzi pittorici: alle paste cromatiche che vibrano per un interno riverberare di luci, alla severa cadenza che informa lo strutturarsi delle forme nello spazio.
Cosi le figure solitarie che si adergono a fronte di muri corrosi dal tempo oppure i contadini fissati nel gesto usuale del lavoro - a far solo qualche citazione - non “narrano” un accadimento esistenziale ma condensano piuttosto i sensi segreti di una condizione umana alla stessa stregua di talune inquietanti foreste dove gli alberi si umanizzano sino a rammemorare la figura del Crocifisso: terribilità di una sofferenza che incupisce i giorni saccheggiandoli d’ogni speranza.
Solo l’esperienza vissuta fra la gente meridionale, solo un destino condiviso con spirito fraterno, solo lo scatto d’amore verso i poveri, gli umili, gli indifesi stanno alla radice dell’atto creativo di Di Feliciantonio: un atto dunque, che acquisisce carattere di “necessità”.
È lo stesso carattere di “necessità”, del resto, che governa il cielo di dipinti dedicato alla ritirata di Russia dei soldati italiani: una testimonianza, anch’essa, giacchè fra quei soldati si trovava pure l’artista.
L’una accosta all’altra, queste immagini compongono una Via Crucis atroce. L’immane tragedia che si svolse nella steppa gelata, a quaranta gradi sotto zero, viene riproposta da Di Feliciantonio in quella essenzialità di contorni che la memoria restituisce e rende più palpitante e vera, più coinvolgente. Nessuna forzatura sentimentalistica è reperibile in questo ciclo, nessun compiacimento narrativo, nessuna propensione alla tesi edificante ma, all’opposto, una misura umana pilota il dipanarsi dei le immagini nel segno della pietas.
Questo cielo si risolve in un documento storico giusto perchè è proiezione dell’animo.
Alla luce dei riscontri fin qui eseguiti, sia pure nella brevità imposta dalla pagina, si noterà in conclusione che Alberto Di Feliciantonio è artista sul quale deve essere incentrata attenzione duratura: per la qualità di un linguaggio ormai risolutamente personalizzato, per la pregnanza di un messaggio altamente civile.

Luigi Braccili

“Lo hanno definito il “pittore contadino”, un’etichetta quest’ultima che non dispiace affatto ad Alberto Di Feliciantonio giacché per l’artista di Torano Nuovo pittura e natura si integrano a vicenda, come fatto espressivo, poiché nella sua essenza l’una trae necessariamente origine dall’altra. Egli ha effettuato le sue scelte artistiche prendendo spunto ed avvio da un fondato convincimento e precisamente da quello che si pose il problema di svincolare la pittura dalla staticità cui l’aveva condannata la consuetudine. Ovviamente il pittore di Torano non ha la pretesa di rivoluzionare il mondo artistico, bensì quella di trasformare in pittura la propria ansia di poesia.”

La Revue Moderne
14, rue de l’Armonique - Paris

“... cet artiste italien donne libre cours à une sensibilité très affinée et à un sens de l’observation mis au service d’une expressivité figurative moderne. Il veut communiquer avant tout sa propre vision du monde, cerner l’ humain dans son intensité drammatique, ou affective, ou réfléchie. Ses paysages, ses portraits, ses observation de l’homme dans son environnement sont criantes de vérité, d’objectivité. Ce son des «instants de vie», des frissons d’emotion...”

Gaetano Cavarocchi

“...la sua non è pittura delle linee ma della semplicità, dell’ingenuità, della realtà. Una realtà a volte triste, crudele, a volte bonaria che accomuna gli aspetti dell’uomo dei campi, dell’artista, del padre. Nella semplicità, nella realtà, nella fusione della luce e del colore, il Pittore ha racchiuso se stesso per poterne uscire appagato.”

Ennio Di Giovanni

“Avvolto come è dalla sua semplicità, forte di una dirittura morale e di una intelligenza limpida, trova proprio nell’uomo lavoratore la sua forza creatrice. La sua, dunque, è un’arte semplice ma profondamente vissuta e incarnata nella vita di ogni giorno, tinta di colori vivaci e infiniti della sua terra e della sua Torano.”

Premio Internazionale Teleuropa


“Tradizionale nella sua figurazione ma non accademico, anzi capace di ravvivare in chiave impressionista i canoni insostituibili della buona pittura, il Di Feliciantonio carica inoltre di drammatici contenuti i suoi soggetti portati spesso fino ai confini del simbolismo, quasi a fissare in stazioni rivisitate la via Crucis di questa società senza pace.”

da "Il Tempo" “...le tele di Di Feliciantonio non sono composizioni accademiche, né risentono in qualche modo delle voghe moderne ed estrose. Egli è un pittore solitario ...”

Salvatore Finocchiaro

“...la sensibilità artistica e le capacità tecniche, veramente inusuali per un autentico autodidatta come Di Feliciantonio che, oltretutto, riesce a tradurre le sue emozioni sulle tele dopo una intensa giornata di lavoro nei suoi campi...”

Pasquale Camponi
da Il Messaggero


“...la quotidiana vita dei campi, quella dura vita dei campi che ha scavato i solchi del suo riuscitissimo “autoritratto”, chiede in ogni dove qual’è il senso e il valore della sua attività artistica. È questa la domanda che affligge il pittore che, pur avendo a suo attivo ampi riconoscimenti in Italia e all’estero, si sente ancora provinciale, anzi campagnolo, incapace di riconoscere, troppo spesso, la profonda e universale validità della sua arte ...”


Mirella Occhipinti

“...Alberto Di Feliciantonio è un artista genuino, che sa distinguere nel nostro orizzonte di un’arte oggi troppo spesso plagiata e contraffatta per la spontaneità della propria attività pittorica, intesa ancora come innata vocazione, come una voce interiore che lo spinge di giorno in giorno a fare della propria vita un silenzioso concerto di poesia di bellezza e di amore. La figurazione di stampo essenzialmente verista risulta sempre filtrata dal sentimento e ciò genera la situazione ideale per il concretizzarsi del colore in toni particolari ma rispondenti all’intima necessità del pittore di esprimere sulla tela, in primo luogo se stesso. Per questo artista dipingere significa provare gioia nello stendere i colori e nel sentirsi appagato negli stimoli, emotivi ed estetici che la natura, l’ambiente umano e il contatto religioso suscitano nella sua fertile fantasia. Le sue opere dunque rispecchiano un verismo carico di poetici accenti e strappano alle immagini i più profondi segreti facendo di Alberto Di Feliciantonio un pittore che trova una ben precisa collocazione nell’ambiente artistico nazionale.”